Emozioni, Maestra Elisa

Tristezza

Tristezza

Ci aspettiamo sempre che l’infanzia sia il periodo di gioia e spensieratezza per eccellenza, ci aspettiamo che i nostri  figli siano l’incarnazione dei nostri sogni, poi, spesso, ci imbattiamo in quelle che si chiamano semplicemente… emozioni. Gioia, Paura, Rabbia e.. Tristezza. In realtà, sin dalla  vita intrauterina, i nostri bambini vivono le emozioni ed imparano a sentirle.

Solitamente cerchiamo di placare il pianto di un bambino, persino quello di un neonato, ci siamo mai chiesti il perchè? Forse noi stessi proveremmo tristezza nel vedere un bambino esserlo?

Ricordo perfettamente la prima notte in ospedale dopo aver dato alla luce la mia bambina, un lungo corridoio dell’ospedale doveva essere percorso dalle mamme per raggiungere la nursery, neonati piangenti nelle loro culline venivano spinti dalle mamme che, inesorabilmente, facevano di tutto per farli smettere “sssht ssssht”, ma come? Quel piccolo batuffolino avvolto nella coperta strilla per dire al mondo intero che ha fame, che vuole essere cambiato.. insomma esprime un bisogno, perchè mai zittirlo? Ma una mamma, a cui provai a dire queste cose mi disse “eh, ma magari da fastidio a qualcuno”. Cioè, in un reparto di questo genere il pianto di un bambino potrebbe infastidire qualcuno? Parliamone.

Accogliere un’emozione è fondamentale, abbracciarla lo è ancora di più. Al pari delle altre emozioni, la tristezza, deve poter essere espressa e “gestita” al meglio.

Le emozioni sono speciali, sono ciò che ci rendono quelli che siamo e che ci fanno sentire vivi. La tristezza è una reazione sana, un’emozione fisiologica che ci aiuta a vivere.

I bambini, come del resto gli adulti, dovrebbero imparare ad identificare la tristezza per poi viverla serenamente come un “ semplice” sentimento. E’ chiaro che debba esserci equilibrio tra tutte le emozioni, un  bambino che per molto tempo risulta triste merita un’indagine approfondita, va da sé che un’osservazione dell’individuo senza schemi o etichette è sempre la soluzione migliore per creare o aggiustare l’agito dell’adulto nei suoi confronti. E’ altrettanto chiaro che non stiamo prendendo in considerazione degli eccessi di tristezza, di paura, di rabbia o di gioia, in quanto andrebbero contestualizzati in un altro tipo di discorso. Qui, stiamo cercando di tornare a vedere la tristezza come un’emozione pari  alla paura, un’emozione che merita di essere vissuta ed accolta esattamente come le altre senza reprimerla.

La tristezza è certamente, per noi adulti, l’emozione che crea più disagio, più difficoltà nel gestirla su di un bambino ma, se non vogliamo incappare in quello che da alcuni viene definito come “ analfabetismo emotivo” è arrivato il momento di smettere di dire frasi come “ma no, non è niente”, “smetti di piangere” ma è arrivato il momento di dire frasi come “ sei triste? Come mai?” , “ Mii dispiace molto che tu sia triste”.

Credo fortemente che rinchiudere in una scatola un’emozione non sia mai una buona soluzione. Crescendo i bambini impareranno a regolare le loro emozioni, ma se non gli permettiamo di conoscerle davvero tutte, se lasciamo che vengano presi dall’ansia, come possiamo sperare che crescano equilibratamente?

Favole e storie sono una splendida occasione per raccontare le emozioni ai bambini, per questo noi abbiamo scelto di parlarne attraverso il libro “I Colori delle Emozioni” costruendo un percorso attivo insieme al bambino.

In conclusione, vorrei porre l’attenzione su una riflessione: imparare a riconoscere e conoscere le nostre emozioni ci aiuta incredibilmente a sviluppare l’empatia verso l’altro in quanto saremo in grado di metterci nei suoi panni dicendo semplicemente “anche io so come ti senti, una volta mi sono sentito triste”.

 

Elisa Pierri

 

Tratto da “IlMioNido” numero 5 giugno 2018

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